Drag queen e vita sentimentale.

Come ben potete capire, qualcosa mi ha destata dall’assopimento di questi ultimi mesi.

E se un po’ mi conoscete, quello che mi smuove è sempre e solo vita sentimentale: guardate questo blog come il mio piccolo diario ormai non molto segreto.

Evidentemente qualcosa mi ha distratto dall’ultimo treno in faccia che ho preso (attualmente stanziale a Barcellona, senza notifiche di ripartenza); un treno preso ad alta velocità, per dirla tutta, ma non senza prima essermi bendata gli occhi da sola.

Meglio non è andata coi treni successivi. Tanto fu il disagio visto che manco ci sono salita. Tenete come tale la metafora.

Ora, nuovo lavoro, nuova stagione (nel frattempo è partito anche l’invernale dello Skylight) e pure nuova casa, cosa dopo cosa vuole che io abbia acquisito nuovi stimoli; tuttavia, da vera recidiva, non cambio mai target, e poi tra etero presunti e gay insicuri, non è che siano esattamente da colpevolizzare i casi umani di turno, ma, almeno in parte, la sottoscritta che li cerca come una rabdomante, trovando abissi di profondità ogni volta inedite.

Il ragionamento che voglio fare, tuttavia, è un ragionamento pubblico, “di settore”, sui vari perniciosi ostacoli che il Padreterno ha messo sul cammino amoroso di una drag queen.

Punto 1: fare drag, se di questo stiamo parlando, non può essere un’opzione, e per questo essere rinunciabile. Anche perchè, se rinunciassimo a fare drag per un uomo, o ancora peggio, per trovarne uno (ciao Fabrizio, parlo di te), cosa ci impedirebbe di rinunciare ad altro di noi stessi solo per fare contenti noi stessi o per tentare di aderire a quella che è l’immagine Toomfinlandesca dell’uomo gay fantasticato da omosessuali ed etero curiosi?

Ok, non sentite la necessità di un Punto 0?

Beh, sì.

Punto 0: è una verità pubblica, ed abbastanza triste, che le drag queen non siano molto ben viste, a livello di appuntamenti galanti, dai colleghi uomini gay. Il motivo si può leggere come segue: “a me piacciono gli uomini, in altro caso andrei con una donna”.

Ma cogliere le due cose è così difficile?

Punto -1: dal discorso di cui sopra si evince un’altra terribile verità: noi drag queen (che poi, parliamone, nonostante i labili tentativi dei media di mettere in tv drag queens, qui in Italia se va bene siamo fermi a Platinette, o a personaggi brutti, sgraziati, truccati come negli anni 80′, vestiti della peggio plastica, anni luce dalla perfezione di una Miss Fame o di una Violet Chachki) siamo sostanzialmente pure un gradino sotto delle persone in transizione (dette “trans” dall’etero tipo che non capisce manco cosa sia io nonostante arrivi con un Tailleur di Krizia ed una collana che costa più di casa sua mi chiede se costa troppo l’operazione per rifarmi le tette. Eh no sai!) perchè almeno loro donne lo sembrano, o almeno sono sicure di dove vanno, ovvero verso quella tranquillizzante polarizzazione uomo-donna che tanto rende tutti più sicuri.

Punto -2: siano benedette tutte le forme di transizione, specie quelle bancarie nei miei confronti. Dico solo che per l’etero medio, o anche per il gay generico, la “donna trans” è più comprensibile del fenomeno artistico (laddove veramente c’è dell’arte) della drag queen. E questa è una verità, perchè, Salvini insegna, quello che non si conosce fa paura. E le drag queen sono sostanzialmente un fenomeno misterioso, più o meno il quarto mistero di Fatima.

Una drag queen, e questo è il “problema”, di giorno è un uomo e di sera, specie il sabato, è una figura femminile.

Punto 2: femminile ma non troppo. Maschile manco per niente. Detto in altri modi: troppo poco donna per gli etero, troppo poco uomo per i gay.

Ma vaffanculo no? Io sono sempre al top!

Un po’ di statistiche:

In quanto uomo gay (UOMO GAY #dc) devo:

  • come tutti, togliere dal 100% della popolazione il 50% del “genere sbagliato” e tarare il target d’età. Questo riduce il tutto a circa il 20/25% della popolazione, ma in quanto 6 miliardi in giro per il mondo, nubifragio in più, nubifragio in meno, penso sia comunque sufficiente.
  • farmi una ragione che il “genere giusto”, ovvero quello che mi è toccato in sorte di preferire (io mi ricordo io bambino che a 7 anni guardavo il bagnino dello stabilimento balneare Sabbiadoro di Jesolo, quindi sì, gay si nasce), non tende a preferire me. Qui entra in gioco il celeberrimo “Rapporto Kinsey”, datato come l’anno della fame, ma pur sempre un solido baluardo per stabilire la percentuale di finocchitudine che incontreremo sulla nostra strada. Non la farò eccessivamente lunga, ma unendo il Rapporto Kinsey con tutta una lunga serie di dati empirici attualmente in mio possesso potremmo tranquillamente dare un indice di 1 gay/bisex/curioso ogni 10 uomini, che non è male, ma è pur sempre UNO SU DIECI #dc.
  • quindi fate conto, su un campione di 100 sfigati, 10 potrebbero provare attrazione per voi. E qui si fa dura, infatti bisogna considerare quanti, tra questi dieci, risultano trombabili. La risposta, al netto delle varie cose, solitamente è 4, e sono stata parecchio buona.
  • ora però, prima di arrivare ad uno dei più grandi dilemmi della storia omosessuale, fatemi dire, che a questi 4 su 100 (ammesso che li troviate) dovete pure piacere. E qui solitamente il numero, con molta fortuna e parecchio pelo sul petto, il numero si riduce a 1 (roba da WWF);
  • ma secondo voi, parlo a voi donne, è finita qui? No, ovviamente. Perchè, che che ne possano dire i neoanatomisti, il culo, sebbene possa ospitare, non gode particolarmente di questa funzione. Ecco che nacque, nel mondo gay, la distinzione tra attivi e passivi: APRITI CIELO! Se vi incastrate male il numero scende a 0 (dio benedica i versatili).
  • in tutto questo SE POI SIETE UNA DRAG QUEEN il numero quanto ancora potrà scendere? #ciaone
Judging You!

Cioè, ricapitoliamo:

su un campione di 100 ragazzi tra i 18 e i 35 anni (quindi già ridotto per sesso e per età), 10 saranno gay, ma 6 saranno cessi, ne rimangono 4, due sono attivi, uno è passivo, e uno è versatile, fa il ballerino nella tua discoteca, ma non gli piaci abbastanza (che sia pura estetica o che sia perchè metti dei tacchi mai si saprà).

Ho reso a sufficienza il disagio? No.

E allora rincariamo la dose.

Su un campione di 100 ragazzi GAY/bisex/curiosi (praticamente TUTTO il fottuto ZOO DI BERLINO) 40 saranno così brutti da farvi desiderare di non essere mai nati, 20 saranno considerabili solo in caso di apocalisse nucleare, 40, alla meglio, dopo qualche drink potremmo pure presentarli a nostra madre (a patto che non siate tra coloro che la madre li ha cacciati di casa a giornalate di “Famiglia Cristiana” nel culo. In quel caso sono veramente triste per quello che i vostri genitori hanno perso nel cacciarvi.)

Bene: abbiamo, sapientamente chiusi in una discoteca 40 target validi (praticamente una sorta di Temptation Island finocchia, ma dove sei single anche tu e i drink li offre la casa). Ora è nostro compito analizzarli.

Sempre grazie al mio Farloccometro (vista la reale validità statistica dei dati che sto fornendo col taglione) potremo arbitrariamente stabilire 15 attivi 10 versatili e 15 passivi (questo fatta stante la regola che se sei passivo troverai solo 10 attivi e 2 versatili che però preferiscono girarsi, e se sei attivo trovi solo maschie che “no il culo no” e neanche l’ombra di una sfranta), il che riduce il campione da 40 a 25 (ricordiamo che sono circa 25 su 4000, tanto per dirla)

Ora, se siete sessualmente attivi da qualche anno avrete scoperto una triste verità: su quei 25 ve ne sarete già fatti almeno 18; fatti, conosciuti, scopati, chattati, barrati come casi umani, resi ex, tirati fuori dalla bara per un’ultima scopata e poi sigillati al suolo con chiodi ed un’abbondante quantità di verbena;

Da 25 ne rimangono 7. Quei 7 sono probabilmente quelli a cui non piacete neanche dopo quattordici angelo azzurro.

Ma, ma, ma, se come me siete relativamente nuove del settore (“fuori dai giri” o appena uscite da un Convento di Clausura) da 25 il campione si può tranquillamente ridurre solo a 20, non tanto perchè ve ne foste fatti cinque, ma per il minimo di decoro che una signora deve avere nel fare un’accurata selezione del partner.

Qui capito io. Su 100 gay in età da marito, 20 possono essere un buon target. Adesso debbo piacergli io.

Quanti sarebbero disposti ad uscire con una drag queen? Diciamo 1 ogni 5, volendo essere generosi. Quindi, su 200 gay o assimilabili tali, di cui 100 giovani, ne rimangono 5. Vorrei sottolineare l’esiguità del campione rimasto: è più o meno come cercare un quadrifoglio in un campo di tulipani.

#nofilter

Ma ammettiamo candidamente che finalmente io abbia trovato un cazzo di campo di quadrifogli (questo a dire che non mi si rompa il cazzo, ma la necessità di luoghi di ritrovo “a tema” rimarrà necessaria finchè nessuno avrà l’ardire di rompersi il cazzo se ci provo con lui; e sarà necessaria per ragioni squisitamente statistiche), e tolto quello a cui non piaceresti neanche se gli sostituissi l’acqua in corpo con del gin tonic, ne rimangono 4 detti:

I 4 FENOMENI DA BARACCONE (leggasi “CASI UMANI”):

  • quello che “l’estetica per me non è fondamentale”, ma al terzo appuntamento ti confessa che gli piaccono piccoli, cicciottelli e pelosi;
  • quello serio, che ha avuto solo storie andate male, ma che dopo solo tre storie instagram capisci perchè, ma che ci provi lo stesso, probabilmente per un misto di cristianesimo e desolazione, e al tuo “usciamo a cena” risponde “beh sì”, e dopo due mesi tu ci hai provato con tutto il resto della discoteca e lui sta ancora aspettando la lunazione corretta;
  • quello pazzo, con problemi economici, affettivi e di droga, che ti paga anche la cena, tu immagini i fiori d’arancio, ma lui ti ha preso per un mix tra il suo sponsor ed il tassista direzione pusher. Tu ti incolli i petali sulle iridi per non vedere e continui in direzione baratro. Lui non capisce e ti rifila un “ma sei solo un’amica”. Tu bruci i petali, perdi metà della vista e almeno sei mesi per riprenderti;
  • quello che chatta per perdere tempo, magari fidanzato, che magari te lo dà pure, ma alla volta dopo pare avere opportunamente perso la memoria, “ah no, non ero io”, “ah ma come ti viene in mente che mi piacciano le drag queen?”, ed altre sventurate scuse;

Certo, magari il principe azzurro è ancora là in giro, ma io in Laos difficilmente ci arrivo.

Poi magari è anche a Verona, ma è maschileXmaschile, o è curioso rispetto a certi XXL, ma io cosa posso fargli? Photobombing indesiderato?

Capitemi. E poi ditemi pure, se la faccio tragica, se sono pigra io, o se effettivamente qualche cazzo di troppo sul nostro cammino ce l’hanno messo, e senza il nostro benestare.

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